Visualizzazione post con etichetta vegetarismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta vegetarismo. Mostra tutti i post

mercoledì 11 gennaio 2012

L'integratore chiamato carne.



"Ma scusa cosa mangi per sostituire la carne?"
Questa è forse la frase che maggiormente un vegetariano o vegano si sente porre durante la quotidianità, spesso come inizio di un alienante interrogatorio per capire quale magia nera riesca a tenerlo invita senza la fettina!
Quando sento questa frase mi viene sempre da rispondere: "E tu che cosa hai sostituito per mangiare la carne?". Il lato tristemente comico di questa frase e annessi ragionamenti, è che la reltà è esattamente l'opposto! Utilizzando le stesse motivazioni con cui si fanno strada i rimedi della nonna, è maturata questa convinzione infondata secondo cui la carne è strettamente necessaria all'uomo per uno sviluppo e crescita ottimale e se manca va assolutamente sostituita. Al contrario, la carne è stata introdotta con frequenza nelle tavole di noi tutti all'aumentare del potere economico delle famiglie, che hanno diminuito e persino eliminato molti prodotti vegetali, tra cui i legumi, di lunga cottura, per far spazio ad un alimento ben più caro e meno salutare, ma di facile preparazione, gusto intenso e che racchiude molti nutrienti che nei vegetali sono dispersi in più alimenti.
L'uomo è un animale onnivoro, esiste tutt'oggi una diatriba su quest'argomento, che per mio conto parte sempre con presupposti errati, ovvero la necessarietà di un onnivoro di nutrirsi indifferentemente di materiale vegetale, animale, etc. Questo concetto è totalmente sbagliato, non esistono innanzitutto onnivori che sono nati come onnivori e devono necessariamente comportarsi da tali, tutti gli onnivori sono animali erbivori o carnivori che durante l'evoluzione si sono trovati in condizioni tali di carestia del proprio alimento principale da dover nutrirsi di alimenti inadatti al proprio organismo, sviluppando nel tempo una soglia di tolleranza a questi alimenti. I casi più vari dell'espressione dell'onnivorismo è verificabile nella famiglia degli orsi, dove troviamo specie che si nutrono solo di carne come l'orso bianco, specie che si nutrono di carne e di vegetali in base alle condizioni climatiche e disponibilità do cibo come l'orso bruno e specie come il panda gigante che si nutre oramai solo di vegetali, pur essendo tutti della stessa famiglia e tutti anatomicamente dei carnivori. L'uomo, come tutti i primati, è un animale idoneo a nutrirsi di vegetali, in particolare bacche, frutti (intesi come parte anatomica della pianta, quindi ortaggi anche), semi (cereali) ed ogni genere di vegetale non lignificato e povero di cellulosa (come tutti gli erbivori monogastrici). Durante le grandi carestie storiche, dovute alla glaciazione ed altri fenomeni climatici, insieme al fatto che l'uomo si è sempre spinto in ambienti inadatti alla sua sopravvivenza, dalle terre desertiche alle terre gelide del nord, hanno costretto l'uomo a ripiegare su cibi di origine animale. Erbivori molto più specializzati nel trovare nutrimento da vegetali, come i poligastrici ruminanti (cervidi, ovini, bovini etc) che riescono grazie ad un prestomaco chiamato Rumine ricco di batteri, a ricavare nutrimento fibre vegetali per il regno animale inassimilabili, sono diventati prede principali. L'uomo che era incapace di assumere nutrienti da erba, corteccie e fibre vegetali, li assimilava nutrendosi di chi invece ci era riuscito. In poche parole, assumevano questo "integratore" alimentare, detto carne, che contiene tutti i nutrienti che di norma si trovano nei cibi vegetali e che i "proprietari" della carne hanno trovato in cibi vegetali e fissato nel proprio corpo, ma che al momento non erano disponibili nelle forme all'uomo assimilabili.

La definizione di integratore è: "Si definiscono integratori alimentari quei prodotti specifici volti a favorire l'assunzione di determinati principi nutritivi non presenti negli alimenti di una dieta non corretta."
Tutto ciò che di utile all'uomo c'è nella carne, cibo di adattamento, lo trova senza difficoltà in svariati altri cibi primari della propria dieta, che ora spesso mancano in adeguate quantità nelle nostre tavole, o quando ci sono rappresentano un misero contorno.
Io ho una dieta completa e corretta, vivo in una società in cui non vi è carestia, se non di buon senso, e dell'integratore carne non ne ho bisogno, tantomeno devo sostituirlo.

Davide Maccagnan

mercoledì 20 luglio 2011

Rispondo a Fabio Barbisan, alla riscossa contro gli animalisti e le notizie animaliste.

Come tutti saprete, ultimamente ci sono stati una serie di servizi al Tg1 e su vari giornali, che finalmente hanno parlato della tematica, anzi, della problematica dell'allevamento, e finalmente qualcuno ha provato a svegliare le coscienze.
Ovviamente questo non può che indispettire il mondo che si critica, che non può certo rimanere illeso da questo scenario. La questione è molto più che semplice, i vegetariani e gli animalisti sono una minaccia, le immagini degli allevamenti sono una minaccia, per quanto si possa volutamente far finta di nulla per non parlarne nemmeno, dal 2000 ad oggi, le statistiche parlano di un passaggio dal 2.5% al 12% delle persone che non mangiano più carne, ovvero oltre una persona su dieci che non mangia più carne. L'industria inizia ad interessarsi di questa fetta di popolo in espansione, che continua a crescere, a farsi sentire, a consumare in modo conscio e mirato, e l'industria dell'allevamento, protetta dai muri e dalle pubblicità fittizie che millantano benessere animale immaginario, inizia a trovare per la prima volta degli ostacoli.

Di seguito riporto parte della lettera aperta inviata da Fabiano Barbisan, presidente del consorzio "L'Italia Zootecnica", e rispondo paragrafo per paragrafo. (Ci sono parti irrilevanti, come risposte ad affermazioni di personaggi in cui non mi identifico e ne identifico il movimento animalista o che comunque non dicono niente, che ho rimosso per rendere meno prolisso l'articolo, tuttavia la lettera è interamente consultabile qui)

Egregio Direttore,

rasenta l’incredibile ciò che sta succedendo contro la zootecnia bovina da carne: un vero e proprio attacco per distruggere il sistema di allevamento italiano.

Palese il vittimismo di questa frase, che dimentica totalmente la natura della critica e questione iniziale, ovvero il benessere animale. I servizi mostrati, le critiche dell'animalismo almondo zootecnico riguardano un problema reale, ovvero lo sfruttamento animale, non è tifare una squadra o l'altra per partito preso, non è un casuale attacco, ma è prima di tutto una DIFESA, di un mondo che viene totalmente dimenticato a favore di interessi economici.

Spiace che ampio spazio venga dedicato dal suo giornale ai detrattori animati da ideologie (animalisti, vegetariani, vegani, e adesso anche il sig. Petrini di Slow Food) mentre nessun giornalista si documenta con inchieste serie (e non per fare solo sensazione e spaventare i lettori) su cosa realmente significhi allevare i bovini con metodo protetto, ossia quello che il sig. Petrini dalle pagine del suo giornale definisce intensivo e in maniera offensiva associa a “fabbriche di shampoo”.

Quali sarebbero le inchieste serie? Da Perito Agrario quale sono, e quindi da studente ex frequentatore dei luoghi zootecnici, quello che ho visto nei servizi televisivi non è niente di particolarmente distante dalla norma del mondo zootecnico. Vogliamo fare inchieste serie e non pilotate? Bene, prendiamo alla cieca 100 aziende di maiali, senza avvisare il proprietario del nostro arrivo, e filmiamo il loro interno. Contiamo quanti maialini morti ci sono nel cassonetto del retro, schiacciati dalla madre a causa del poco spazio. Contiamo quante aziende non tagliano coda, orecchie dei maialini, o quante non tolgono i denti e non li castrano, tutto senza anestesia. Facciamo respirare l'aria, seppur con i sistemi moderni di ventilazione, e chiediamo a quante persone volete se gli sembra un aria etologicamente naturale. Andiamo nelle aziende da latte, e registriamo quante sono le tare genetiche delle Frisone Italiane dovute alla selezione genetica, o quante sono le mastiti all'anno. Facciamola questa inchiesta seria.


Noi allevatori e chi ne capisce qualcosa di zootecnia bovina da carne, per corretta informazione, lo definiamo allevamento protetto, perché i bovini sono al centro della nostra attenzione. Nelle nostre stalle i vitelloni sono protetti dai parassiti, bevono acqua potabile, mangiano alimenti controllati (cereali), se hanno problemi di salute vengono curati e monitorati da medici veterinari specializzati, vivono in un ambiente che riduce al minimo infortuni e malattie, sono controllati e accuditi giornalmente.

Ma chi ve l'ha chiesto? Nessun animale libero baratterebbe tutto ciò, con la possibilità di vivere interamente la propria vita, con padronanza delle proprie azioni, tanto quanto non lo baratterebbe un uomo libero. Solo un pazzo può pensare il contrario, e non si tratta di antropomorfizzare gli animali, poichè il "voler vivere" e il "non voler soffrire" sono condizioni comuni a tutti gli esseri senzienti, indipendentemente dalle proprie abitudini sociali di vita.

Non potrebbe essere diverso visto che sono destinati all’alimentazione umana (anche per le bistecche di Slow Food), allevati e commercializzati per dare un giusto reddito all’imprenditore agricolo che ha scelto di fare questa professione che milioni di consumatori, onnivori, apprezzano. E a proposito di Lav, vegetariani e vegani ecc…, si sono mai preoccupati di verificare le condizione di “benessere umano” dei raccoglitori di pomodori in certe aree del nostro Paese?

Lei conosce personalmente ogni vegetariano o vegano d'Italia? Ogni persona combatte personalmente le proprie battaglie, inoltre anche fosse che un vegetariano se ne infischi della condizione del raccoglitore di pomodori, questo crea sicuramente in lui una pecca, ma non vedo in che modo renda sbagliata o meno importante la sua scelta di vegetariano, o il fatto che sia inconfutabilmente giusta.

Mi piacerebbe che il sig. Petrini di Slow Food, Roberta Bartocci e Paola Segurini del settore Vegetarismo della Lav, che vogliono la “svolta vegetariana”, e tutti coloro che la pensano come loro, trovino il tempo per venire a vedere ciò che affermo. Vengano di persona nel mio allevamento o, se credono, da qualsiasi altro socio di Unicarve o del Consorzio L’Italia Zootecnica, si facciano accompagnare da giornalisti che sanno distinguere un toro da una vacca ed io sarò ben lieto di coinvolgerli in un esempio concreto: sono pronto a mettere a loro disposizione un prato verde vicino alla stalla, con qualche albero qua e là, e a ospitarli per “campeggiare”. Potranno, quando hanno sete, bere l’acqua da una vecchia cisterna a cielo aperto collocata nel prato, oppure dalle immancabili pozzanghere che si formano quando piove, ovviamente non immuni all’urina, sempre presente dove razzolano animali; potranno mangiare raccogliendo il cibo da terra e tutto ciò che trovano, ovviamente senza pulirlo dalla polvere (piogge acide comprese), senza tovaglia, tavolino e portavivande. Ovviamente sono vietate tende da campeggio, sacchi a pelo, spray antizanzare, borracce d’acqua potabile, cibo confezionato, tutte cose da gente “imborghesita”, non da veraci ambientalisti.

Spero che davvero non voglia far credere ai suoi lettori, che la condizione da lei descritta, stile fattoria dello zio Tobia, rappresenti quello che chiamate in modo curioso "allevamento protetto", ovvero quello che altro non è che allevamento intensivo, ovvero la consueta realtà dell'allevamento in Italia e nel mondo. Ci si può anche andare a vedere questa situazione, ma poi facciamo un salto a sopresa in 100 allevamenti intensivi, o perlomeno nei 100 che ci fanno entrare con una telecamera.


....E, a proposito, un aspetto da non dimenticare è che i ruminanti (il Signore li ha dotati di questa peculiarità), attraverso il loro apparato digerente, trasformano la fibra in proteina e, per noi produttori, la canna del mais in carne, dato che, opportunamente triturata e conservata, diviene l’alimento base per avere dell’ottima carne da bistecche. È un danno all’ambiente o verso i cittadini? Credo sicuramente di no, visto che si può trarne un giovamento economico ed ambientale, oltre che avere un prodotto finale di “valore”. L’alternativa? Gli stocchi del mais fermenterebbero a cielo aperto, producendo quello che il sig. Petrini vuole evitare: metano, cioè “gas serra”.

Se prima di scrivere questa frase avesse avuto il buon gusto di consultare dei dati FAO, saprebbe che il danno all'ambiente c'è eccome, e di conseguenza anche ai cittadini, anche se forse ai "compagni di banco" solo indirettamente, e tramite un ciclo talmente lungo che la colpa la si può dare a tantissimi altri componenti di questo ciclo. La carne è responsabile del 18% delle emissioni CO2, un chilo di carne mediamente rappresenta il consumo di 35mq di foresta, 15500 lt d’acqua, 15 Kg di cereali e la produzione di 36 kg di CO2. Tutto questo per non parlare dell'inquinamento dell'industria dell'allevamento, l'inquinamento da scorie azotate di liquami, etc... è solo uno specchietto, che chiunque di noi volesse può approfondire.

Ritengo, caro Direttore, che la zootecnia sia sotto attacco perché, sempre su Repubblica, abbiamo letto l’11 aprile un altro titolo inquietante contro di noi: “Meno carne e più uova nelle mense di scuole e uffici pubblici. Svolta vegetariana del Ministero dell’Ambiente, che va incontro alle richieste degli animalisti e introduce nuovi criteri nella scelta delle forniture alimentari per la ristorazione nella Pubblica Amministrazione. Le ditte più ‘ambientaliste’ guadagneranno punti nelle gare d’appalto”. Premesso che non mi va di disquisire sui prodotti biologici o presunti tali, apprendo con stupore da tale articolo che il Ministero dell’Ambiente intende sostituirsi al Ministero della Salute nello stabilire la qualità/nutrizione dei cibi nelle mense scolastiche e, probabilmente, quello dell’Agricoltura sta a guardare. Dato che non sono un nutrizionista, chiedo alle “esperte Lav” se sia intelligente e corretto verso gli studenti in fase di sviluppo fisico (già con qualche punta di obesità diffusa) limitare le proteine nobili tratte dalla carne.

Certo che non sarebbe intelligente limitarle, ma infatti non lo si fa. Si propongono alternative, di pari valore biologico, e diminuendo i grassi animali, che sono oggi un gravissimo problema alimentare. Oggi si consuma infinitamente più carne e derivati animali di quelli proposti dalla dieta onnivora mediterranea, e si consumano molti meno prodotti vegetali, meno legumi, meno fibra, ed è sempre più difficile trovare famiglie che sanno anche solo cucinare più di cinque pasti senza metterci carne o derivati.

Se il Ministero dell’Ambiente non smentisce la “svolta vegetariana”, la notizia ha dell’incredibile e dimostra quanta confusione, quanta superficialità alberga nelle Istituzioni e come la politica offra il destro a chi “opera contro qualcuno” anziché adoperarsi per far rispettare le professioni e prima ancora fornire corrette informazioni ai consumatori. Ma perché certa stampa non prova ad informarsi meglio, sentendo più fonti, anche quelle che possono risultare “sgradite” perché non danno ragione?

Ripete anche qui l'errore di considerare questi articoli e servizi "contro" qualcuno, e non a favore e all'aiuto di qualcun altro.

Ad esempio, il prof. Giuseppe Polina, presidente dell’Associazione per le Scienze e le Produzioni Animali (ASPA), da recenti studi scientifici afferma che le attuali pratiche di allevamento intensivo (cioè, protetto)garantiscono, oltreché un’alimentazione bilanciata e sicura per l’animale, anche le migliori condizioni di benessere animale e consentono di ridurre la produzione di gas serra e di nitrati;

Più ancora dell'assenza dell'allevamento? In che misura, con che rilevanza? Parole che dicono tutto e niente.

inoltre, le più recenti attività di ricerca, pubblicate su prestigiose riviste scientifiche, hanno evidenziato in maniera inconfutabile che il consumo di carne rossa e di altri alimenti di origine animale non rappresentano un fattore di rischio per patologie degenerative quali tumore, diabete e malattie cardiovascolari.

Questa è follia. Possiamo citare decine e decine di studi che dimostrano l'esatto opposto, una delle ultime è la ricerca "“Chemistry behind Vegetarianism”, Li, J. Agric. Food Chem. 2011" che parla proprio delle correlazioni di malattie cardiovascolari con il consumo di carne e di eccessi di grassi animali.. Parliamo di disinformazione?

Il prof. Pulina ricorda anche che l’ASPA si è attivata con l’istituzione di una commissione di studio “Impronta Ecologica e Produzioni Zootecniche” con lo scopo di fornire ai cittadini informazioni obiettive e scientifiche provate sul contributo della zootecnia per la riduzione dei gas serra.

Fornitecene allora. Attualmente gli attendibilissimi dati FAO dimostrano come inequivocabilmente, l'allevamento e l'industria connessa all'allevamento, siano tra i primi posti dei responsabili maggiori di inquinamento ed emissioni di gas serra.


Il prof. Bruno Stefanon, preside della Facoltà di Medicina Veterinaria di Udine e rappresentante per l’Italia dell’Associazione Europea di Produzione Animale (EAAP) con sede a Roma, ribadisce, nell’ambito delle ricerche scientifiche da lui svolte, che le condizioni degli attuali allevamenti italiani ed europei garantiscono gli standard di benessere, sicurezza alimentare e riduzione (controllo) dei gas serra, per una migliore sostenibilità ambientale. Infatti, a parere del prof. Stefanon, la carne rossa contiene dei composti funzionali in grado di svolgere un ruolo positivo nella risposta fisiologica dell’uomo.

Siamo tutti certi che il prof. Bruno Stefanon abbia visitato tutti gli allevamenti d'Italia, e ci garantisca che le Asl e gli enti competenti facciano dei controlli continui e senza preavviso per verificare la correttezza degli standard di benessere (che a mio avviso anche laddove ci sono, non sarebbero chiamabili "benessere" ma semplicemente condizioni etologiche idonee), e che le volte che ho visto manzi in collasso caricati da una ruspa sui camion e mandati al macello, erano delle mie macabre fantasie notturne che ho sognato. Al di là del fatto che, quando io ho studiato Zootecnia, il benessere animale studiato dai veterinari e futuri veterinari non mi è mai sembrato minimamente riguardare la condizione psicofisica o sociale di per se dell'animale, ma è sempre stato solo e solamente un fattore di produzione: Diventa Zootecnicamente interessante intervenire su un "malessere", quando e solo quando quel malessere interviene negativamente sui fattori di produzione.

Viene il sospetto che tanta faziosità e contrarietà da parte di chi scrive attaccando la nostra zootecnia bovina da carne e ponendosi in relazione così negativa nei confronti di un alimento tanto prezioso per l’umanità, a mio modesto parere, nasconda una ricerca spasmodica (di certe “penne”) di farsi conoscere, creando mostruosità, scandali falsi e pretestuosi, per “farsi leggere”, comunque. Anche a danno di una produzione zootecnica nazionale, ritenuta un fiore all’occhiello della nostra agricoltura, anche dall’Europa.

Il sospetto che le manca invece, quello che dovrebbe sicuramente più preoccuparla dato il suo ruolo nella faccenda, è che un altro sospetto stia sorgendo alla gente, ovvero quello che quella bistecca "felice" che ci finisce nel piatto, forse non è stata poi così felice prima di essere una bistecca. Sicuramente qualcuno che fa il suo mestiere, coglie al volo questo sospetto e cerca di essere il primo a dare delle risposte, ma in questo ovviamente c'è molto meno di male che nel difendere un sistema che come base primaria, ha lo sfruttamento e la morte di esseri pienamente senzienti.

Spero, caro direttore dott. Mauro, che in futuro voglia dedicare un po’ di spazio anche a noi allevatori. Nell’immediato non pretendo che pubblichi tutta la mia lettera, ma che, almeno, incarichi un giornalista di andare a fare una chiacchierata con gli allevatori, magari sporcandosi le scarpe di terra. Spero anche di ricevere qualche comunicazione dai Ministeri interessati per capire se i miei figli potranno continuare a lavorare nell’azienda di famiglia, oppure mi vedrò costretto a dire loro di cambiare mestiere.

Sarebbe sicuramente una buona idea.

Grazie per l’attenzione.

Il Presidente
Fabiano Barbisan

Lascio al lettore ogni conclusione, io la mia l'ho detta.

Davide Maccagnan

martedì 3 maggio 2011

Davide Maccagnan: Un vegano alle amministrative 2011




Vegano alle Amministrative 2011

Alle elezioni Amministrative del 15 e 16 maggio a Busto Arsizio, lista civica Articolo 3, si candida un vegano, Davide Maccagnan.

Davide fino al 2009, oltre a non essere nemmeno vegetariano, era un terrariofilo, allevava serpenti e ratti, bazzicava nel mondo degli allevamenti, per poi da gennaio 2010 cambiare totalmente strada, ha abbandonato allevamenti vari, ora è vegano, ha un forum di etica: http://www.eticaforum.com/, si batte per i diritti degli animali, contro tutto ciò che era prima, ora il suo motto è: “se sono cambiato io, puoi sicuramente cambiare anche tu”.

A questo proposito, la Redazione di Promiseland.it, ha rivolto a Davide alcune domande:

Ciao Davide, cosa ti ha spinto a passare da onnivoro allevatore di serpenti, ratti e quant’altro a vegano che si batte per i diritti degli animali?

Una fortissima riflessione, molto lunga, che ha combattuto per quasi due mesi contro la mia istintiva negazione. Quando sistemavo le gabbie dei ratti e gli davo da mangiare, mi trovavo questi esserini innocenti che mi rivolgevano una sorta di forma di gratitudine, e soprattutto fiducia, mangiando dalle mie mani, facendosi accarezzare e prendere in mano, nonostante io uccidessi regolarmente i loro compagni di gabbia. Questa loro innocenza e bontà, simile a quella di un bimbo, ha innescato una serie di accuse verso ciò che facevo, e tutto d’un tratto mi sono trovato con una parte della mia coscienza che ha preso il sopravvento e mi ha obbligato a rendermi conto del male di cui ero complice. Ricordo di aver sentito una fitta al cuore ed un estremo senso di lucidità quando ho preso realmente coscienza della situazione, ed un bel giorno, come si suol dire, mi sono detto a gran voce “BASTA”. Quel giorno era il 30 gennaio 2010, ed il 31, il giorno seguente, smisi di mangiare carne, e mi attivai per dare a chi se ne sarebbe preso cura, serpenti e ratti. Da li incominciò un cammino profondo nell’apprensione dell’antispecismo e di una sensibilità che ora mi ha portato ad essere Vegano ed a battermi per i diritti degli animali.

E’ la prima volta che ti occupi di politica?

Da “dentro il sistema” si, non mi ero mai candidato prima. Penso che occuparsi di politica non sia solo essere un politico, ma anche spingere da fuori, da libero cittadino, la politica stessa ad adottare gli ideali che più ci premono e ad occuparsi delle questioni etiche e sociali riguardanti i diritti e le problematiche della collettività umana, non umana, e del nostro pianeta.
Tuttavia mi sono reso conto che delegare sempre ad altri le nostre missioni è poco fruttuoso, e se davvero vogliamo vincere delle nostre battaglie, dobbiamo essere noi i primi ad portare la nostra voce alle orecchie di tutti. Gandhi disse “sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”, e rivedo piena verità in questa affermazione. Se voglio che lo stato si prenda la briga di lavorare ai diritti degli animali, debbo rendermi conto che lo stato sono anche io, e che io per primo devo attivarmi per portare nel dibattito polito la questione. E così ho fatto, grazie alla lista in cui mi sono candidato, che per prima mi ha proposto di occuparmi della questione, e che mi da tutt’ora delle forti speranza.

Sei molto giovane Davide, pensi di riuscire a tenere testa a politici veterani con in mente solo la poltrona e il potere… che non si interessano di diritti umani, figuriamoci di quelli degli animali?

Sicuramente ho molta esperienza da farmi in ambito politico, ma sono molto ottimista poichè non sono solo, sono in una lista fatta da persone molto preparate, con ideali veri e forti, che da subito mi hanno aiutato e consigliato, e che sanno veramente il fatto loro. Anche se in questo paese vedo che la verità e l’onestà spesso viene presa a calci e derisa dalla menzogna e dagli interessi, sono fermamente convinto che il fallimento più grave è il non averci nemmeno provato. Preferisco consumare i miei giorni da perdente ma dalla parte del giusto, che vivere vincendo dalla parte di chi opprime, o altrettanto peggio vivere da impotente spettatore! Corrado Alvaro ha detto “La disperazione più grave che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile.” Niente di più vero. Oggi più che mai occorre attivarsi, occorre smettere di aspettare che le battaglie le vinca qualcuno per noi, e bisogna sempre tenere presente che una delle armi più forti di chi ti rema contro è la tua arrendevolezza.

Finalmente i diritti per gli animali vengono portati nel dibattito politico.

“La grandezza di una nazione e il suo progresso morale possono essere valutati dal modo in cui vengono trattati i suoi animali.” Scrisse Gandhi oltre mezzo secolo fa.

Se utilizzassimo questo metro di giudizio, risulteremmo estremamente arretrati su tutto il territorio italiano riguardo questo aspetto.
A Busto Arsizio, città della provincia di Varese, invece finalmente si inizia a parlare di diritti degli animali.
Grande è stata la felicità nell’essere accolto in una lista civica quale Articolo 3 di Busto Arsizio che crede fortemente nell’importanza della crescita dei diritti degli animali e si è da subito dimostrata disponibile nell’inserire nel proprio programma elettorale varie proposte non solo per i cittadini e l’ambiente, ma anche per gli animali e per chi si adopera per esso.

D’altronde come lista civica ci si impegna per la difesa dei più, e se si parla di piu deboli è possibile non pensare agli animali?
La risposta è ovviamente no, per questo insieme ad altri candidati della lista civica, abbiamo identificato i punti più urgenti ed essenziali da inserire nel nostro programma elettorale e sono emersi i seguenti punti:

• Creazione di uno sportello comunale per la tutela degli animali.

• Introduzione di almeno una pietanza alternativa vegana (che quindi comprende anche i vegetariani) nelle mense pubbliche, convenzionate e private.

• Richiesta all’Università dell’Insubria di abbandonare la pratica della vivisezione in favore di una ricerca che non preveda l’impiego di animali, in modo da fare di Busto Arsizio la piccola capitale italiana della ricerca senza animali, scientificamente all’avanguardia ed eticamente sostenibile. Pena la rescissione immediata della convenzione per l’utilizzo dei locali comunali dei Molini Marzoli e della Villa Manara.

• Non concessione del territorio di Busto ai circhi che utilizzano animali nelle esibizioni.

Ma mischiare politica e animalismo non sarà dannoso?

Il pericolo dell’animalismo in politica sussiste quando esso è politicizzato, ovvero quando si vuol far figurare l’animalismo come una questione di destra o di sinistra, di un partito o di un altro. Io credo invece che l’animalismo debba essere invece una tematica fondamentale che ogni partito deve affrontare, per portare i diritti degli animali in un dibattito politico che si concluda con degli
esiti utili per gli animali e non per i partiti.
Basta fare un giro in un negozio di animali, o alle bancarelle del mercato per vedere animali tenuti in condizioni veramente improponibili, ma la cosa peggiore è scoprire che tutto questo è legale. Urge un cambiamento, sia dal basso, nella mentalità della gente, che dall’alto, nelle normative e nei regolamenti riguardo gli animali.

Davide Maccagnan – candidato lista civica articolo3


Fonte: Articolo su Promiseland.it